c’è una lettera sulla mia scrivania, una busta bianca con sopra il mio nome. un invito a vivere, a scrivere, a non perdere di vista niente di ciò che può donare felicità. per cui oggi mi prenderò questa giornata per me sola. staccherò dallo studio, tirerò fuori penna e fogli. ho una storia in mente che vaga da troppo tempo in cerca di casa. forse non porterà a niente, magari sarà l’inizio di tutto. in ogni caso, non la perderò. in ogni caso, adesso, si vive.

siete sempre la mia luce in un fascio di tenebre.

siete sempre la mia luce in un fascio di tenebre.

"Non obbligo nessuno a starmi accanto. è un viaggio, una catena lunghissima da intrecciare e sciogliere per la vita. Se non volete più, andate. Chi non vuol rimanere, grazie e arrivederci. Non tollererò più la maleducazione. Vado avanti senza voi, nessun probema. E con quella frase dentro agli occhi, la più dolce. “Giulia, se vogliono una te diversa, che se la comprino al mercato”."

ho capito come mai, nonostante un cuore vulnerabile e la fiducia sempre pronta ad essere fatta a pezzi, io insista a credere nell’animo umano. per la gentilezza. che non è sparita dal mondo perchè non va più di moda, tutt’altro. in questi giorni di luci e ombre sono entrata dal pescivendolo con il migliore dei miei sorrisi. non dovevo essere neanche un grande spettacolo dato il poco sonno e i miei pantaloni color senape. la signora al bancone ci ha riempito di leccornie e mi è venuto spontaneo scambiare due parole con il proprietario. un uomo distinto, dallo sguardo buono. non facevo che sorridere e il tono di voce si era abbassato in quello tenero che di solito riservo ai pochi a cui voglio bene davvero. senza accorgermene, con spontaneità. eravamo appena in macchina con le buste del cacciucco sulle cosce che sento un “signorina! aspetti!” credevo di aver scordato qualcosa come mio solito, invece è arrivato il signore dallo sguardo buono e con un sorriso mi ha allungato un vasetto di salsa al tonno di loro produzione. non ha detto niente, nemmeno una parola. l’ho preso con le guance rosse e le lacrime trattenute a stento. mio babbo continuava a ripetermi “ma quanto sei patata, cosa c’è da commuoversi?” ma dopo questa settimana d’inferno, fatta di parole al veleno e menefreghismo, trovare la gentilezza-quella buona, vera, disinteressata- mi ha fatta piangere. non tutto è perduto, no. basta solo guardarsi bene attorno. 

Mi ripeto che non è la soluzione, ma in questo momento sono a terra e con tanta voglia di piangere. Sono sostituibile e di me non ci si ricorda. Non mi fido più e mi sento abbandonata. Meglio sola. Nessuno può ferirti.

sono quelle sere piene di stelle dopo la pioggia, quelle belle che ti viene da piangere e non sai bene perché. vorresti braccia a circondare la pancia e un petto su cui appoggiare il viso contro il freddo della notte. senti un vuoto dentro che prende allo stomaco e stringe, prepotente, ti fa piegare dal dolore anche se in superficie ridi di una battuta scambiata con i tuoi. non sai che fare e allora ti fermi, ti siedi, provi a vedere se il magone scende. una doccia, un tè, un libro da finire e un film in inglese da cominciare. prendersi cura di se stessi è il primo passo, non si può pensare di non farlo perché adesso non c’è più nessuno al nostro fianco. è bene lasciarsi andare al pianto, ma dopo si riparte, mai sprofondare. io sono stata brava, continuo ad esserlo. occhi arrossati e sorriso sincero. domani prenderò il traghetto e staccherò dal solito tran tran. temo di aver fatto il pieno di sfoghi non miei, ho ascoltato tanto e dentro non c’è rimasto spazio per me. non sopporto le scuse e i discorsi triti e ritriti di chi non sa venire a patti con la propria immaturità. per cui partiamo, zaino in spalla e vento di maestrale. stasera mi pesa, sento la solitudine fra le dita e ho una gran voglia di fare l’amore- non sesso, amore- ma non si può perché non c’è, non è ancora arrivato. lo sto aspettando e forse lo sbaglio sta proprio qui. che più cerchi qualcosa e più questa fa i suoi giri a largo, senza farsi prendere. devo smetterla di ripetermi che sono brutta, banale. non è così- vero che non è così?- passerà, arriverà. starò bene, anche con me stessa. sono fiduciosa.

Track Title: Swing Life Away Alternative

Artist: Tim McIlrath

è arrivato il momento di spogliarla di significati passati che non trovano più la forza. sono stanca di aspettare chi non ha tempo di tendere un orecchio dopo tutto il male fatto. non l’ho ascoltata per mesi, ho evitato di farla mia per poter essere in grado di ripartire e vedere tutto in una prospettiva migliore. ma scappare non serve a niente e c’è troppa bellezza in queste parole per continuare a spostare lo sguardo. io sono qui, vivo e aspetto il nuovo abbraccio che verrà. qualcuno disposto ad esserci, che non mi dia per scontata o mi metta appesa in un armadio come ruota di scorta. sono nata per amare, non per essere un soprammobile da esibire al mondo. per cui grazie, addio, per ora ballo da sola, poi si vedrà. 

l’eleganza è un ragazzo immerso nella lettura di Nabokov che nonostante si trovi ad uno dei passaggi più sentiti dell’intero romanzo, alza gli occhi, sorride e ti apre la porta per farti uscire dalla biblioteca. “hai così tanti manuali fra le mani che non potevo non muovermi” mi ha offerto un caffè, parlava in un accento del nord e ha detto che domani ripartiva, che Volterra è magica e le persone che ci ha trovato ancora di più. “grazie per questi 5 minuti della tua giornata, hai un bellissimo sorriso” poi mi ha prestato una busta per ripararmi dalla pioggia ed è tornato a leggere, gli occhiali sul naso e l’indice a carezzare le pagine. io mi ripeto che amo la vita perchè è piena di imprevisti e riesce a regalarti gioia anche in un sabato mattina gonfio di pioggia e pieno di sonno. 

Oggi hai mangiato? Hai sorriso? Hai parlato con una persona che ti sa ascoltare? Hai letto la parte migliore del tuo libro preferito? Hai fatto una bella passeggiata? Hai scoperto una nuova canzone?

No? Fallo adesso. Prenditi cura di te stesso, lo meriti. Tutto andrà bene, non mollare mai. Il primo aiuto che puoi avere si trova dentro di te, dagli lo spazio per uscire.